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COMUNICATO - pubblicato il 25/07/2005 - Lingua: ITALIANO


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A cura di: Who’s Who in Italy S.r.l.     -   Tratto da: Who’s Who in Italy S.r.l.
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Rinasce il Museo di Baghdad (virtuale)

Una ricostruzione informatica - promossa dal Ministero degli Esteri e coordinata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche - restituirà all’umanità uno dei patrimoni culturali e archeologici più importanti al mondo, danneggiato e disperso durante le drammatiche vicende irachene
Le teche del Museo di Baghdad, saccheggiate nel 2003 e danneggiate dagli eventi bellici, presto torneranno a catturare, con i loro preziosi reperti, l’attenzione dei cultori e degli appassionati dell’archeologia e della civiltà mesopotamica, grazie ad un progetto tutto italiano di ricostruzione virtuale. L’iniziativa – presentata in coincidenza con la visita in Italia del ministro per gli Affari culturali iracheno - è un progetto tutto italiano, primo passo di un più ambizioso programma del nostro Governo, teso a ripristinare un’istituzione fondamentale per la comprensione della nascita della civiltà occidentale che ancora versa in gravi condizioni. Il patrimonio del museo, tra i più importanti al mondo (conserva tra le altre testimonianze di immenso valore, i primi testi scritti dell’umanità), è stato infatti salvato solo in parte.
Promotore del progetto è il ministero degli Affari Esteri (attraverso la direzione generale Mediterraneo-Medio Oriente – task force Iraq), mentre il coordinamento scientifico è affidato al Consiglio nazionale delle ricerche per le sue molteplici competenze e per la sua collaudata esperienza nella ricostruzione virtuale di monumenti, beni artistici e siti archeologici (David di Michelangelo, Cappella degli Scrovegni, Appia Antica, Tomba di Nefertari, città di Axum, monumento funebre di Arrigo VII, Duomo di Pisa, abitato di Muro Leccese, Tomba di Pilastro Egnazia, etc). Ma altri soggetti e istituzioni concorreranno all’impresa: il ministero per i Beni e le attività culturali, il Comando dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, il Comando operativo di vertice interforze dello Stato maggiore della Difesa, le università di Roma-La Sapienza, di Torino e di Udine, il Centro ricerche archeologiche e scavi e il Museo Egizio di Torino, l’Istituto italo-iracheno per il restauro.
“Prima che il Museo di Baghdad possa tornare agibile e visitabile occorrerà del tempo” spiega Roberto de Mattei, vicepresidente del Cnr, “per questo il Governo italiano intende con il Museo Virtuale concorrere, d’intesa con le autorità irachene, a renderne fruibile in rete l’inestimabile patrimonio”. Un’iniziativa di alto “significato simbolico e culturale, nel momento in cui l’attenzione internazionale è centrata sull’Iraq dove l’Italia è fortemente impegnata nella ricostruzione del Paese”, che “evidenzia la sensibilità italiana per la salvaguardia e tutela dei beni e delle identità culturali, presupposto di ogni dialogo, prospettiva di crescita e sviluppo sociale ed economico. Un intervento non estemporaneo, dunque, ma esemplare di una visione ampia e universale di cooperazione e ricostruzione”.
In attesa del ritorno alla normalità, il “Museo virtuale” raccoglierà ed esporrà i reperti ancora disponibili e quelli andati purtroppo perduti. Tra gli altri, il vaso e la dama bianca di Uruk (ambedue in alabastro), l’elmo d’oro del re Meskalamdug e il pugnale d’oro e di lapislazzuli provenienti dal cimitero reale di Ur, i leoni in terracotta di Tell Armal, le sculture e i bassorilievi dell’antica


Khorsabad, gli avori di Nimrud, le statue partiche di Hatra (reperti tutti restaurati dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma), e poi minbar (nicchia che indica la direzione della preghiera nelle moschee), gli stucchi di Samarra e sarcofagi lignei. Grazie alla ‘realtà virtuale’ sarà possibile un tour nelle grandi civiltà del passato testimoniate da questi preziosi oggetti.
A quest’obiettivo di breve periodo, potrà far seguito una seconda fase che punta ad ampliare il Museo virtuale includendovi una rilevantissima parte dei tesori iracheni esposti in altri Paesi, principalmente Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Turchia. Alle previste ‘sale virtuali’ se ne potrebbero poi aggiungere altre per la documentazione dei restauri in corso, per l’esposizione dei pezzi recuperati dalle forze dell’ordine e per esposizioni temporanee. Come tutti i moderni musei, infine, anche quello di Baghdad avrà un bookshop per gli acquisti di merchandising tramite web.
Nei primi sei mesi di lavoro finanziati dal Ministero degli Esteri sono contemplate quattro fasi di lavoro: uno studio di fattibilità che prevede la classificazione, la ricognizione iconografica e l’elaborazione di un ipertesto delle componenti storico-artistiche-culturali; la stesura dell’architettura del Museo Virtuale; la prima formazione del personale iracheno; la realizzazione di un prototipo dimostrativo relativo a una porzione delle prime sale e dei loro manufatti che esemplifichi l’approccio comunicativo e le funzionalità del sistema.
Poco noto al grande pubblico poiché chiuso a causa dei danni subiti dopo la prima guerra del Golfo, il Museo fu progettato nel 1937 dall’architetto tedesco Werner March e ufficialmente inaugurato il 9 novembre 1966. Originariamente la parte dedicata all’esposizione occupava un’area di 4.700 mq. sui 45.000 dell’edificio. Prima della guerra del Golfo diverse opere furono portate nei magazzini o nei caveaux della banca centrale e non sono più state esposte. Inoltre, il catalogo ufficiale – al quale possono essere affiancate altre pubblicazioni per lo più monografiche o di mostre - risale al 1975-1976. Dopo quella data non se ne registrano aggiornamenti.
“La realizzazione del Museo virtuale”, conclude de Mattei, “rappresenta un significativo gesto di amicizia e di considerazione dell’Italia nei confronti dell’Iraq e della sua cultura, un gesto concreto per rafforzare la cooperazione e la collaborazione tra i due Paesi”.

E’ disponibile per la stampa materiale video e fotografico

Roma, 18 luglio 2005

La scheda
Che cosa: “Progetto Iraq - Museo Virtuale di Baghdad”
Chi: Ministero degli Affari eEsteri e Consiglio nazionale delle ricerche
Per informazioni: dr.ssa Silvia Chiodi, Istituto di studi sulle civiltà italiche del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, tel. 06/49933357, cell. 339/6060172, e mail sm.chiodi@libero.it, smchiodi@mlib.cnr.it


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