Avete mai sentito parlare del software OS? Letteralmente "Open Source" significa "sorgente aperta" ed in ambito informatico indica lo sviluppo di software il cui codice di programmazione sia di pubblico dominio. Ciò significa che allo sviluppo di un software possono contribuire liberamente un numero illimitato di persone. Così se scaricate o acquistate un software Open Source siete liberi di apportare tutte le modifiche che volete al codice sorgente. Dovete però rispettare una condizione: le suddette modifiche devono essere rese pubbliche. Open Source non è soltanto una "filosofia", ma una precisa scelta fatta per creare un software nel miglior modo possibile. Se migliaia di persone lavorano ad un progetto è facile che questo risulti migliore di quello a cui lavora un gruppo di persone ristretto e chiuso. L’Open Source è dunque una rivoluzione: un modo nuovo di concepire la creazione e la distribuzione del software e un inedito modello commerciale che potrebbe avere, e suppongo probabilmente avrà, echi notevoli nello sviluppo dell’informatica. La “rivoluzione” di tale fenomeno si è sviluppata parallelamente a quella di Internet, con il quale ha più di una analogia: entrambi i movimenti si sono evoluti con il contributo degli utenti, portando a risultati imprevisti e imprevedibili, ed entrambi sono risultati (in ordine cronologico) inattesi, sottovalutati, avversati, studiati e infine considerati dalle grandi aziende tradizionali. Un software Open Source si richiama alla libertà degli utilizzatori di eseguire, distribuire, studiare, modificare e migliorare il software. Libertà di studiare come funziona un programma e adattarlo alle proprie necessità; libertà di ridistribuire le copie secondo i propri bisogni; libertà di migliorare il programma e diffonderne i progressi. In tutto ciò i costi che l'utente finale deve sostenere per utilizzare il programma sono solo ed esclusivamente i costi dei supporti fisici (CD-Rom, stampe, Floppy-disk) o i costi di trasmissione dei dati (telefono-modem, Internet). Le regole di Open Source sono semplici, e si presentano all’apparenza come una carta dei diritti dell’utente del software: l’utente ha il diritto di accesso al codice originale e completo del software che utilizza; ha il diritto di modificare il software, anche per creare nuovi programmi; ha il diritto di fare copie del programma originale e di distribuirle, anche a pagamento. Una regola accessoria ma essenziale è che la licenza di Open Source si estende al nuovo software che viene in questo modo creato. Se a prima vista le regole dell’OS possono apparire permeate di utopia da hacker, nella realtà costituiscono al contrario un nuovo ed efficace modello economico di distribuzione del software e un potente mezzo di sviluppo informatico. E’ opportuno a questo punto ricordare quali sono i vantaggi che possono essere così riassunti: trasparenza dei prodotti software, con la possibilità di controllare che cosa c'è realmente dentro e di modificarli liberamente per adattarli a specifiche esigenze.); non dipendenza da un singolo fornitore, ma possibilità di scegliere su un mercato più vasto e concorrenziale, con evidenti riflessi sui prezzi; sensibili risparmi che derivano dalla "riusabilità" dei codici e delle applicazioni, non legata ai contratti oggi imposti dall'industria del software: non è vero che "l'open source è gratis", come a volte si afferma con una certa superficialità, ma è la materia prima che costa poco o nulla, mentre il lavoro di personalizzazione deve essere pagato; sviluppo delle economie locali e dell'occupazione, determinato dal fatto che la produzione degli applicativi può essere affidata ad aziende indipendenti, invece di spedire oltre l'oceano miliardi e miliardi di cosiddetti "diritti d'autore". In conclusione, l'Open Source è una maniera consolidata di sviluppare software e applicazioni che può facilmente diventare fonte di guadagno. Non a caso ci sono veri e propri colossi (e tantissime aziende più piccole) che si sono dedicati anima e corpo a questo sistema. Insomma, la vera partita si gioca sul piano commerciale: se un prodotto è realmente superiore a un altro, e se c'è la capacità di prospettarne i vantaggi in modo efficace, è il cliente che può decidere il suo successo. Pertanto, la partita è aperta. In gioco c'è il nostro futuro di cittadini della società dell'informazione, di fronte all'alternativa tra l'essere semplici clienti nel mercato del software o protagonisti delle nostre scelte.